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In omaggio al proverbio secondo il quale le disgrazie non vengono mai da sole, i grandi terremoti, in Umbria, sono stati spesso accompagnati da forti perturbazioni atmosferiche. Così sembra sia stato, in passato, per il sisma killer del 1703, così per quello del 1831-32.
Neanche il più recente, del 1997-98, sfuggì alla regola. Non nel momento della prima fase (settembre 1997), ma nei giorni dell’ultima decade di marzo 1998, quando iniziò ad attivarsi l’ultimo segmento di faglia: quello di Gualdo Tadino – Rigali. Dieci anni or sono i terremotati occupavano 3.085 containers. Fino a quel momento, l’inverno era stato relativamente mite, senza particolari eccessi di freddo. Aveva però intenzione di finire col botto. 22 MARZO 
In questa carta della situazione a 5400 metri circa, possiamo già vedere il principale protagonista dell’episodio: l’anticiclone russo-siberiano, presente con una cellula da 1030 hpa sulla tundra a sud della Novaja Zemlja. Lungo il suo bordo orientale è già presente su tutta l’Europa dell’Est un blocco di aria freddissima (in celeste chiaro). A Foligno la temperatura sta già calando: dai 15,5 di massima del 21 si è scesi a 11,1; la mattinata è stata segnata da una brutta gelata tardiva (-2,2). Nel corso della giornata, la svolta decisiva. L’anticiclone freddo della tundra si salda con quello presente sulla Gran Bretagna (la chiazza arancione), e nulla trattiene più la vasta massa d’aria. Il suo obiettivo è il caldo Mediterraneo. 23 MARZO 
All’inizio della giornata, i due anticicloni sono già saldati, come potete vedere nell’immagine sopra. L’Italia adriatico-appenninica è ancora in regime di alta, ma la temperatura comincia a scendere. Sul Tirreno inizia a formarsi una depressione relativa, che attira masse d’aria relativamente caldo-umide da Sud. Il contrasto provoca subito le prime precipitazioni. Nevica a Colfiorito, piove a Nocera, nulla ancora a Foligno. Per ora, sembra ordinaria amministrazione. Anzi, nel corso del pomeriggio la situazione accenna ad un temporaneo miglioramento, che si protrarrà fino alla mattina del giorno seguente. 24 MARZO  
Le due immagini si riferiscono alla temperatura a 1300 metri (a destra) ed alla pressione al livello del mare (a sinistra) nella notte fra il 24 ed il 25, nel momento di massima intensità dell’ondata di maltempo. La depressione sul basso Tirreno attira correnti fredde da nord-est (fra –2 e – 4 la temperatura a 1300 metri, valori tipici del mese di gennaio) e sui versanti orientali dell’Appennino la nevicata è grandiosa: abbondante come mai in primavera negli ultimi 20 anni. Giungerà fin sotto ai 500 metri di quota, con accumuli che andranno dai 20-30 cm. a 2 metri; a Foligno cadono 13 mm di pioggia, con una minima di 2 gradi. Più alto il manto nevoso sul settore settentrionale dell’Altopiano Plestino: rimangono isolate Seggio, Pisenti, Cavallara, Cariè, Arvello e Cassignano. Numerose automobili rimangono bloccate in mezzo alla tormenta. Enorme l’impegno della Protezione Civile nel portare soccorso alle popolazioni della montagna folignate. 25 MARZO 
L’Italia Centrale viene raggiunta dall’isoterma dei –5 gradi a 850 hpa. L’ondata di gelo raggiunge il suo acme: mentre la depressione scivola verso Creta, sulle nostre montagne il burjan arriva a svellere i tetti di alcuni containers, mentre l’effetto stau appenninico accumula altra neve (fino a 4 metri!!) rendendo proibitive le operazioni di soccorso. A Foligno città la massima raggiunge a malapena i 5 gradi. Alcune frazioni saranno liberate soltanto in serata. A Costa, una frazioncina del comune di Serravalle del Chienti prossima al confine, rimasta isolata e senz’acqua, si arriva a sciogliere la neve per poter bere. Altri automobilisti rimangono bloccati a Colfiorito, particolarmente colpita dal maltempo. 26 MARZO  
La montagna folignate si risveglia ancora in piena emergenza, ma da ovest già avanza l’onda calda dell’anticiclone subtropicale; a fine giornata l’isoterma dei –5 abbandona la penisola, la massima a Foligno città è già di 8 gradi. Siamo ancora sommersi dalla neve, quando un’altra emergenza ne cancella persino la presenza dalle cronache di quei giorni: alle 17,26 una violentissima scossa, che raggiunge il VII grado della Mercalli, si scatena dalle profondità della terra, a ben 45 km. nel sottosuolo, sulla verticale di Rigali, un paese alle porte di Gualdo Tadino. E’ l’inizio di una nuova sequenza di scosse, che causeranno gli ultimi danni. La primavera del 1998 vede gli umbri intenti a spalare via, tutte insieme, nevi, paure, macerie. Per ricominciare, come sempre |