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La condizione dei corpi idrici sotterranei, è uno dei motivi di maggiore preoccupazione per chi si occupa, a qualsiasi livello, dello stato dell’ambiente naturale e delle sue risorse in Umbria. Per motivi che è perfino superfluo star qui ad indicare. A partire dal biennio 2002-2002, si è assistito a frequenti fasi di calo della portata di sorgenti e falde acquifere, fino a raggiungere soglie tanto basse da mettere in discussione l’approvvigionamento non solo dell’agricoltura, ma anche quello idropotabile della collettività. Grazie ai dati pubblicati sul sito dell’ARPA Umbria, ogni 15 giorni cercheremo di fare il punto della situazione. I dati originali possono essere consultati qui: http://www.arpa.umbria.it/canale.asp?id=755
Le sorgenti montane del Folignate, giunte ai minimi storici alla fine dell’ennesimo inverno secco (2007-2008), grazie alle precipitazioni di marzo-giugno, complessivamente superiori alla media, hanno conosciuto una certa ripresa, che tuttavia non ha consentito loro di raggiungere gli alti e ottimali livelli del 2004-2005. Rasiglia – Alzabove ha attualmente una portata di ca. 250 litri al secondo, contro il minimo di 190 raggiunto a gennaio-febbraio, a sua volta uguale a quello storico dell’autunno 2002. Fra il 2004 e il 2006 la portata tardo - primaverile della stazione è stata sempre superiore ai 300 litri; c’è anche da dire che l’attuale portata non è lontana da quella media del 1998-2001, sempre compresa fra i 200 e i 300 l/s. Molto peggio se la passa la sorgente di Acquabianca, in coma ormai da molti mesi, ferma intorno ai 20-25 l/s e che praticamente dal gennaio 2006 non riesce a risollevarsi verso i 120 litri di portata massima allora raggiunti, e neanche verso i 40-60 l/s medi del periodo. La vena nocerina di Bagnara, naturalmente soggetta a grandi oscillazioni, dopo la secca totale di novembre 2007 e la forte ripresa di aprile, che l’aveva portata fino ai quasi normali 200 l/s, sta ora precipitando verso il basso e si trova a quota 70 l/s. Prevedibilmente, entro pochissimi mesi, se non soccorreranno abbondanti precipitazioni, sarà nuovamente a secco. Molto più sensibile, invece, l’effetto delle piogge primaverili sulle falde acquifere della Valle del Topino e della Valle Umbra, probabilmente anche grazie all’effetto del mancato prelievo ad uso agricolo dai pozzi. Il livello della falda sotterranea (attenzione, non la sorgente) di Acquabianca balza dal pauroso minimo di 12 metri raggiunti in febbraio fino alla soglia dei 4 metri. In Valle Umbra si hanno pure buoni recuperi: a S.Eraclio – zona industriale il livello di falda aumenta di circa mezzo metro, passando da 7,5 a 7; a Fiamenga si va dai 19 metri, minimo assoluto registrato in febbraio, ai circa 17,5 metri attuali, sempre lontanissimi dai 15 metri di luglio 2006, inizio rilevazioni. Molto più spettacolare il recupero registrato nel campo pozzi ad uso idropotabile di Cannara, dove il livello falda, attestato negli anni scorsi fra i 23 e i 28 metri, era crollato in novembre addirittura a 38 metri; qui siamo risaliti fino a quota 29, al di sotto sempre delle medie del periodo estivo ma con un buon balzo in avanti. Insomma: i temporali di primavera hanno dato un po’ di respiro alle nostre sorgenti, ma senza un consolidamento di questo trend favorevole ed una ripresa delle normali nevicate invernali in Appennino, la condizione di emergenza sembra proprio destinata a diventare permanente. |