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Per soddisfare la curiosità di tanti, siamo andati un po’ a spulciare gli archivi dell’Ufficio Centrale di Ecologia Agraria, dove sono custoditi i dati climatologici della nostra città e della nostra regione.
In particolare, abbiamo concentrato la nostra attenzione su tre momenti storici particolarmente significativi: i famosi inverni del 1956 e del 1929, il tristemente celebre autunno del 1966, che vide la grande alluvione di Firenze. 1929 Per questo mitico inverno sono disponibili solo i dati di Perugia città, che sono comunque assai significativi… Dopo un inizio piuttosto mite, gennaio vibra il suo primo affondo il giorno 14, quando cadono i primi 6 cm. di neve. Altra nevicata il 16, (10 cm.), con minime in picchiata (-4°). Il vero gelo arriva il giorno dopo, il 18, con una minima di –8°, la più bassa del mese. Le gelate proseguono ininterrottamente per un mese e sette giorni fino al 25 febbraio: in tutto questo periodo le minime non salgono mai al di sopra degli 0°, con una serie impressionante, che trova il suo culmine il giorno 16 con la punta di –10,2°. A Perugia città non cade molta neve: ancora 13 cm fra il 25 ed il 27 gennaio, 4 cm il 7 febbraio. Questo ci fa pensare che si sia verificata una classica situazione invernale, con depressione sull’Italia meridionale adriatica e la neve ad accumularsi per effetto stau sull’Appennino, specie versante orientale. Segnaliamo infine una serie davvero micidiale: quella fra il 2 ed il 4 febbraio, quando la temperatura non sale mai oltre i –4°, con una tremenda gelata da –10° la mattina del 3 ed un’altra da –8° il giorno seguente. Quando l’inverno del secolo finisce, tutto si è compiuto. Il magnifico manto di olivi secolari che avvolgeva i colli dell’Umbria Verde è distrutto; quelli che vediamo oggi sono soltanto giovani virgulti (questa è una pianta che ragiona in termini di secoli, non di rado di millenni). 1956 In questo caso, disponiamo dei dati di Foligno città. Se nel 1929 il culmine del freddo fu toccato in gennaio-febbraio, stavolta l’asse del gelo si sposta in febbraio-marzo; la durata dell’episodio è minore, ma le punte di gelo ancora più aspre. Gennaio è davvero mite: il 18 la massima tocca i 16°, il 20 addirittura 16,3°, con un paio di bei fronti caldi atlantici (quasi 40 mm. di pioggia fra il 17 ed il 19). Il Generale Inverno dichiara guerra all’Umbria il 31 gennaio: cadono in due giorni 24 cm di neve, il 2 febbraio (-3°) inizia la serie delle gelate, che prosegue ininterrotta fino al 25 febbraio (anche stavolta!!). Il giorno 16 viene registrata nella nostra città la minima più bassa del secolo, con –16,0°. Altra grande nevicata il giorno 11 (20 cm.) con seguito il 13 (10 cm.) e fra il 18 ed il 19 (altri 10 cm.). Complessivamente, in febbraio cadono oltre 50 cm di neve. Poi, tutto sembra finito. Marzo inizia in modo molto mite (minima di 10° il 4), poi, ecco il famosissimo colpo di coda, destinato a passare alla storia. Fra il 9 ed il 15 la temperatura si abbassa di oltre 10°: gelate continue, oltre i –2°, con una punta di –5,2° nella notte del 15 marzo. Il giorno 12 cadono 10 cm di neve. La tragedia prevede un ultimo atto. Quando il 17 marzo un fronte caldo giunge a liberare l’Umbria dalla morsa del gelo, trova al suolo un pesante cuscinetto di aria fredda. Cadono oltre 30 cm di neve, che il giorno dopo si trasforma in pioggia. E non è finita: la serie di disastri per l’agricoltura umbra termina nei giorni 8 e 9 aprile, quando due micidiali brinate da –2,3 e –4° colpiscono i primi germogli della primavera… Gli storici vedono oggi in quell’inverno micidiale la causa occasionale dell’inizio dello spopolamento delle campagne umbre: è proprio nel 1956 che migliaia di coltivatori diretti, spesso ex mezzadri che avevano investito tutto nell’agognato “casaletto”, iniziano ad abbandonare la terra, sconvolti e demoralizzati dai gravissimi danni subiti. 1966 In quel funesto autunno, Foligno non subì la triste sorte di Firenze, spazzata via dalle acque. Tuttavia, piovve, piovve veramente tanto. Nel mese di ottobre, caddero sulla nostra città 255 mm. di pioggia, di cui 115 ininterrottamente fra il 26 ed il 31 del mese. Precipitazioni abbondanti, beninteso, ma poco in confronto ai 400 della Toscana ed ai 700 di alcune zone dell’alto Bellunese. Giorno record il 26 ottobre, con 62,8 millimetri. Novembre fu invece nella norma, persino un po’ al di sotto. Chiudiamo queste prime spigolature con una curiosità. Nessuno ne parla mai, ma anche l’inverno del 1967 fu davvero duro. Fra il 4 ed il 20 gennaio la temperatura minima non scese mai al di sotto degli 0°, con una terrificante punta di –14° il giorno 11. Fra il 6 ed il 7 caddero oltre 30 cm. di neve, altri 25 fra il 23 ed il 25 gennaio. Insomma: non sarà entrato nella storia, ma anche allora l’inverno non ha scherzato! |